Leggete ah il Mundial , di Mario Soldati

Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo raggiungerà mai

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Leggete ah il Mundial , di Mario Soldati
Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo raggiungerà mai
 
Consiglio vivamente la lettura di questo libretto che è la raccolta degli articoli scritti da Mario Soldati in occasione dei mondiali 82 vinti in Spagna dalla truppa Bearzot.
E’ in distribuzione la ristampa a cura di Sellerio editore Palermo, a € 11,00.
Mario Soldati è uno dei piemontesi più importanti dello scorso secolo. Scrittore e regista di grande successo fu capace anche di usare il mezzo televisivo, alla sua nascita, per raccontare visivamente ,  per la prima volta, l’ Italia unita con un memorabile viaggio-inchiesta:  “Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno” .
Pur essendo un vispo 76 enne giramondo non aveva mai seguito un evento calcistico, se non da tifoso della Juventus, e mai era stato in Spagna . 
Il direttore del Corriere della Sera gli propose di seguire i Mondiali e di raccontarli a modo suo, forse come risposta editoriale a “ La Stampa” dove lavorava da anni come inviato speciale sportivo un altro scrittore piemontese, Giovanni Arpino.
Azzurro Tenebra di Arpino raccontava la disfatta della nazionale di 4 anni prima in Germania. Ah ! il Mundial ! racconta il trionfo di 4 anni dopo in Spagna.
Tanto il pessimismo piemontese assurge a categoria dello spirito in Arpino, tanto la giovanile scoperta del mestiere di cronista e della vittoria inaspettata diventano leggera e sapiente prosa nonchè convincente, eterna,  cronaca in Soldati.
Il libretto, così come gli articoli,  ha come filo conduttore una massima di Eraclito  spesso rievocata sino alla conferma finale :
“ CHI NON SI ASPETTA L’INASPETTABILE NON LO RAGGIUNGERA MAI “
Articoli scritti di getto quindi da un giovane signore, colto tifoso, di 76 anni . 
Sono freschi e veloci da leggere.
Contengono perle di saggezza sia umana che calcistica e raccontano in presa diretta “l’avventura spagnola” che Soldati definirà poi “un inconsapevole, irresistibile, esplosivo, folle ritorno alla gioventù ” .
Pagine grandiose sono contenute in “ah! il Mundial!” ( Santiago di Compostela, Havelange, il barbiere e l’oste galiziano,  la Polonia di Boniek, il tedesco nella hall … e tante altre) mentre la nota del curatore meglio chiarisce circostanze e situazioni allegando tra l’altro un articolo di Giovanni Brera, decano dei giornalisti sportivi e mirabile scrittore, che descrive l’irrompere nel gruppo dello stimato amico.
Alcune citazioni vanno fatte e spero costituiscano un buon antipasto per consigliarne la lettura.
 
  
 
Brevi brani tratti da Mario Soldati – ah ! il Mundial!, storia dell’inaspettabile – nota di Massimo Raffaeli – Palermo ; Sellerio 2008 – ISBN 978 88 389 2306 7 (€ 11,00)
 
“Il momento più bello di una grande partita di foot-ball, …, è sempre il momento in cui i giocatori si tolgono le magliette e se le scambiano. Nel nobile sudore delle membra, negli applausi finali della folla, e nella gloria di una vitalità che accomuna e confonde sul verde calpesto vinti e vincitori, ciascuno vede in ciascun altro, come in un improvviso specchio magico, l’immagine imperitura dei sogni più belli della propria giovinezza” (pag. 22)
 
“Ebbene, forse i calciatori italiani sono, appunto, troppo italiani: tutti col Guicciardini più che con il Machiavelli, tutti si preoccupano troppo del “proprio particolare”. L’intelligenza, la fantasia, l’invenzione, lo slancio dei nostri giocatori individualmente presi sono proverbiali in tutto il mondo. Ciò che manca, forse, è il senso “degli altri” , la fede negli altri, la prontezza a sacrificare il proprio Particolare, l’istinto a rinunciare a fare bella figura perché la bella figura tocchi al compagno che meglio, in quell’attimo della scelta, si trovi in condizione di mirare al, o verso il, risultato finale. Il foot-ball è gioco di squadra, in una parola. (pag.26-27)
 
“….nella natura stessa dello spettacolo che la squadra del Brasile sembra, immancabilmente, in grado di fornire. Intendo quel gioco rigorosamente collettivo, onde ciascuno degli undici non perde mai di vista, neanche per un solo minuto secondo dei 5400, corrispondenti ai 90 minuti primi di una partita, gli undici avversari e i dieci compagni.. E chiaro che fino da bambini i brasiliano sono abituati a giocare appunto così: con gli occhi e con la mente, prima ancora che pensando alle gambe, ai piedi, al pallone. “ (pag. 31)
 
“ Come si fa a restare giovani? Domando a me stesso in una meditazione–flash, e ho già la risposta: rimane giovane chi crede ancora negli ideali più belli della propria giovinezza.” (pag. 38)
 
Citazione di Mario Vargas Llosa, scrittore peruviano, “ … hanno minato subliminalmente la loro sicurezza e la loro voglia di vincere, e quell’allegria per il gioco senza cui , per straordinari che siano i suoi giocatori, una squadra rare volte funziona “ (pag. 77)
 
 
 
 
 
 

Scritto da nanus
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